Il concerto di vasco Rossi a Roma (recensione)
una tamarrata pazzesca. Imbarazzante. Dall'abbigliamento (giacchetta in pelle dorata su una maglietta nera sulla quale, in mezzo, sempre in oro, spiccava una grande V di Vasco) all'incedere incerto, alle parole cambiate delle canzoni per ingraziarsi la folla. Che dire del fastidio dei grandi artisti che si sono succeduti sul palco prima di lui, a sentire che stavano a fare solo da contorno? palpabile.
Poi le parole delle canzoni, accidenti. A sentirle tutte cosi' di seguito sono inquietanti, l'inno alla mediocrita' dell'Uovo comune. In particolare in Senso (questa vita un senso non ce l'ha, ma domani arriva lo stesso). Ma anche in tutte le altre, C'e' chi dice no, chi dice qua, c'e' chi dice la', ma non mi muovo. Sto ben fermo a dire no a tutto, e non prendo mai una decisione qualsiasi.
Non avevo mai badato alle parole delle canzoni, e effettivamente capisco come mai vasco abbia un tale seguito trasversale attraverso generazioni e categorie sociali.
La mediocrita' e' trasversale e piuttosto diffusa. mamma mia.
P.S.:(per rientrare in topic, la scaletta del concerto gliela aveva scritta la Maionchi, visto che ha fatto un pezzo dei corvi, sono un ragazzo di strada, gia' abbondantemente sentita dai bastard. E sentitio per ben due volte Impressioni di settembre, dalla Pfm e dagli Afterhours, mi pare).
P.P.S.: alla fine del concertino di vasco rossi e' entrato uno con la salopette di jeans, un caschetto giallo in testa e una chiavona inglesona in mano che se non fosse stata di plastica ci sarebbe voluta una gru a sollevarla.
L'opinione dei sindacati di come dovrebbe essere un operaio, evidentemente. Agghiacciante.

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